SiCura nasce da una riflessione sulla tematiche della sicurezza in una prospettiva di genere intersezionale e sul potenziale delle alleanze transfemministe.
Come è stato lungamente dibattuto nell’ambito accademico (Feminist International Relations e Feminist Security Studies) e all’interno dei movimenti sociali, gli apparati statali invece di favorire la sicurezza per le persone invece ne rappresentano spesso una minaccia e un ostacolo, soprattutto per le categorie di persone che non rientrano nel modello di cittadino desiderabile per lo stato. Politiche di penalizzazione dell’aborto, il negato accesso ai servizi e fruizione di diritti per cittadini stranieri, la propaganda sessista, omotransfobica e razzista propagata dagli organi di stato rappresentano solo alcuni degli esempi.
L’attenzione di questo sito è rivolta alle azioni svolte da movimenti femministi che si auto-organizzano per favorire il benestare e la fruizione dei diritti delle donne e delle fasce di popolazione escluse e discriminate. Il titolo SiCura si riferisce quindi in particolare alle pratiche quotidiane di resistenza di donne che “si curano” di garantire la sicurezza di tutte le persone che non vi hanno facilmente accesso (in termini di salute pubblica, sopravvivenza quotidiana e benessere nello spazio individuale, inter-personale e pubblico) in assenza di politiche statali efficaci. Al tempo stesso la parola “sicura” esprime la determinazione e il coraggio di sconfiggere la principale minaccia alla sicurezza delle donne e delle soggettività LGBTQI*, la violenza di genere in tutte le sue forme.
Le aree geografiche principalmente coperte da questo blog saranno quella italiana (con riferimento alle ripercussioni delle politiche securitarie italiane), birmana (con particolare riferimento all’utilizzo dello strupro contro le donne di minoranze etniche come arma da guerra da parte dei militari) e quella Sud-americana (in particolare la campagna di depenalizzazione dell’aborto in Argentina).
Chi sono
L’idea di questo blog è nata dalla mia esperienza di vita e sulla riflessione sui concetti di sicurezza personale e collettiva. Da giovane sono stata schiacciata da un rapporto affettivo violento e grazie alla solidarietà di una compagna incontrata in un’associazione di donne, sono riuscita ad attivare le risorse personali e costruire la sicurezza in me stessa. La mia coscienza politica si è formata con l’aiuto di donne di varie parti del mondo, le donne migranti in Italia, le attiviste birmane e negli ultimi anni delle sorelle del movimento Non Una di Meno Firenze – per me spazio insostituibile di formazione politica orizzontale, uno spazio di costruzione di sicurezza collettiva. Ho vissuto in diverse aree del mondo dove ho studiato e/o partecipato alle lotte femministe in particolare Birmania, Argentina e Bolivia e non ultimo Italia. Ho un master in Studi di Genere e ho il desiderio di condividere le mie riflessioni elaborate in questi anni sugli spazi transfemministi da me abitati.